Sulla soglia del suo nuovo libro, Davide Belgradi convoca tre idee centrali: il rizoma, la visione, l’ordine. Ed è l’ultima quella a prima vista dominante, grazie all’evidenza dei segnali che invitano il lettore a muoversi nel testo come in un’enciclopedia scientifica. Le strutture portanti della raccolta, le sue sezioni, sono ordinate dal latino delle nomenclature botaniche, dalla scala di Mohs (che misura la durezza delle gemme), dal lessico delle patologie oftalmiche; le sue architetture sono cementate dal rigore delle strutture metriche, insieme protezione e metodo. Occorre abitare nell’orizzontalità del rizoma, nella sua assenza di centro: di qui inizi inattesi, chiusure sospese, sensi che si confondono. «Ferita aperta nell’ombra è la luce», e la poesia guarda da quella ferita, da quelle contraddizioni.
✍️ 𝗗𝗔𝗩𝗜𝗗𝗘 𝗕𝗘𝗟𝗚𝗥𝗔𝗗𝗜 è nato a Torino (1993) e vive a Udine, dove ha svolto un dottorato di ricerca sulle forme del voyeurismo nella letteratura italiana novecentesca. Sempre a Udine è stato tra i fondatori del gruppo Scart, che si occupa di organizzare laboratori e presentazioni con autori e autrici. Ha pubblicato i libri I lembi del mattino (Neos, 2014), Moly (Ensemble, 2019) e, più recentemente, la plaquette d’arte Klangbild (Aliud, 2024). Alcuni suoi testi sono apparsi sulle riviste «Cenobio» e «l’immaginazione», e ha collaborato, con recensioni o brevi interventi, con le pagine online di «Charta Sporca» e «La Balena Bianca».
🎤ne parla con 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗘𝗣𝗣𝗘 𝗡𝗔𝗩𝗔.
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𝐈𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐨.
𝐈𝐍𝐅𝐎 & 𝐏𝐑𝐄𝐍𝐎𝐓𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈
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