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Educare ai futuri per una cittadinanza partecipativa con Giancarlo Cavinato e Paolo De Nardo

Il Movimento di Cooperazione Educativa, associazione professionale di docenti, dirigenti scolastici ed educatori, da sempre impegnato per una pedagogia attiva, per la difesa dei diritti dell’infanzia, con le pubblicazioni “Quale mondo quali futuri” e “Dall’io al noi” propone esperienze e attività finalizzate alla costruzione dell’idea di realtà, della socialità , della partecipazione, del senso del bene comune come reazioni all’individualismo, alla competizione, alle logiche neoliberiste. Venerdì 10 novembre alle ore 18 presso la libreria Friuli l’autore Giancarlo Cavinato dialogherà con il dirigente Paolo De Nardo
“Quale mondo quali futuri. Appunti, giochi e attività di simulazione e progettazione”.
Davanti ad un presente che ci interroga ed un futuro che ci preoccupa, si rende urgente attivare per i cittadini di domani percorsi di conoscenza e di atteggiamenti sociali volti alla cura del bene comune e all’assunzione di responsabilità. La scuola
può aiutare a cogliere l’interdipendenza tra fenomeni, scelte e conseguenze, a percepire ii pericoli insiti nell’aumento delle diseguaglianze e la possibilità di modelli di società più autenticamente democratici e nonviolenti. Il libro, nato da riflessioni ed esperienze del gruppo MCE di “Educazione alla pace”, propone a docenti, educatori, operatori sociosanitari e ambientalisti un ricco repertorio di attività, giochi e simulazioni da proporre a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, per costruire
insieme un’ecologia delle relazioni basata sulla solidarietà, la cooperazione ed il rispetto di tutti i viventi.
“Dall’io al noi. Città e scuola, per un’educazione alla responsabilità”
L’ultima pubblicazione del Mce prende avvio dalla constatazione del fatto che le nostre città sono costituite da quartieri caratterizzati da “esclusione reciproca” , cioè dalla assenza di quella esperienza di incontro con le diversità e le differenze di cui la scuola sembra essere unica rappresentante. Sull’esempio di città in cui si sono realizzati Patti educativi tra scuola, istituzioni e associazioni del terzo settore o addirittura Reti ad Alta intensità educativa, gli autori propongono di trasformare la città in un laboratorio sociale territoriale, in grado di riaprire gli spazi fisici (luoghi non più pre-definiti, ma polifunzionali, grazie ad appositi presìdi e manifestazioni), gli spazi mentali (gli adulti devono ritornare a sentirsi e ad agire come “comunità educante” attenta a tutti i bambini e ragazzi, come nei paesi d’un tempo) e capace
di dare ai “minori” (ma solo di età) la possibilità di esprimere e soddisfare i propri sogni e bisogni. Un territorio da vivere e condividere, contrastando l’isolamento sociale, una partecipazione di tutti alla progettazione degli spazi e della vita sociale.
Com’è qualità caratteristica del Mce, gli autori propongono esperienze significative e offrono suggerimenti e indicazioni su pratiche didattiche di educazione civica viva e attiva.
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